Comunità Montana Alto Canavese

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Dalla Preistoria al Medioevo in Alto Canavese

Dalla preistoria al Medioevo in Alto Canavese La presenza dell'uomo in Alto Canavese ha origini antichissime, risalenti al Paleolitico. La bassa valle Orco fu liberata dai ghiacci circa 12.000 anni fa: i versanti si ricoprirono di vegetazione e comparvero le prime mandrie di erbivori alpini, seguiti da gruppi di cacciatori che lasciarono tracce nei pressi di una grotta, la Boira Fusca, sita poco a monte della frazione cuorgnatese di Salto, sulla sinistra orografica dell'Orco. Con il progredire del miglioramento climatico, sorsero i primi villaggi neolitici (la Boira Fusca ma anche presso la zona di Santa Maria a Pont e le frazioni Navetta e Panier).

Successivamente, con l'affermarsi delle età dei metalli, gli stanziamenti preistorici si diffusero su tutto il territorio della bassa Valle Orco: sono stati individuati siti risalenti al bronzo a Belmonte, Rivarotta, Campore, Salto, Uvera, Sarro e Voira; al ferro a Salassa, Valperga, Cuorgnè, Mares, Salto, S. Maria di Doblazio, Vislario.
Nel V sec. a.C. popolazioni celtiche varcarono le Alpi; nella Valle d'Aosta e nell'Alto Canavese si insediò la tribù dei Salassi, esperta nella ricerca dell'oro mediante il lavaggio delle sabbie dei torrenti e nella lavorazione dei metalli.

Nel II sec. a.C. la romanizzazione si spinse verso le zone alpine ed iniziarono le prime ostilità con le popolazioni locali per il controllo dei valichi. I Salassi ebbero un primo scontro militare con i Romani nel 143 a.C. a cui ne seguirono altri, finché nel 25 a.C. una spedizione militare, condotta da Terenzio Varrone, li sconfisse definitivamente e tutti gli uomini validi furono venduti come schiavi ad Ivrea. Del periodo romano abbiamo tracce negli insediamenti di Valperga (Rivarotta, Campass), Cuorgnè (Campo rotondo, Ronchi San Bernardo), Rivara, Levone, Forno e soprattutto San Ponso (Braidacroce) dove è stata ritrovata una ricca dotazione epigrafica oggi visibile in parte all'interno della Chiesa del Battistero.

Il crollo dell'impero romano, le invasioni barbariche, l'occupazione longobarda (che ha lasciato importanti tracce archeologiche sull'altura di Belmonte), l'occupazione franca, la cristianizzazione e l'affermarsi della Marca arduinica di Ivrea ci conducono al Medioevo.
La società feudale degli anni intorno al Mille vide l'emergere della figura di Arduino, marchese di Ivrea (955-1015), ed i durissimi contrasti con i vescovi-conti.

Messosi a capo di una fronda antimperiale, Arduino fu incoronato Re d'Italia nel 1002 a Pavia ed ebbe continui conflitti con gli imperatori di Germania. Arduino e il suo esercito nel 1004 dovettero rifugiarsi nel Castello di Sparone, dove resistettero vittoriosamente all'assedio dell'esercito dell'imperatore Enrico II.
Nel 1014 Arduino abdicò per vestire il saio di monaco nell'Abbazia di Fruttuaria di San Benigno, dove morì nel 1015 in odor di santità. Un'altra figura illustre del Medioevo canavesano è quella della Marchesa Adelaide di Susa che dal 1057, alla morte del marito Arduino Glabrione, si trovò a governare saggiamente la Marca da sola.

Si dice che la Marchesa, per sfuggire alla pestilenza che affliggeva Torino, si sia ritirata in Alto Canavese, dove avrebbe fatto erigere la cinta muraria di Cuorgnè munendolo di cinque porte turrite, ed avrebbe soggiornato nei pressi di Canischio, dove morì e fu sepolta nel 1091.
Alla fine dell'XI secolo nobili estranei all'Alto Canavese furono infeudati di queste terre e cercarono ben presto di costruirsi ascendenze di antica origine facendo risalire il proprio albero geneaologico ad Arduino di Ivrea (si tratta delle famiglie "cugine" dei Valperga e dei San Martino, perennemente in lotta fra loro).
La guerra del Canavese (svoltasi tra il 1339 ed il 1343, come descritto dal cronista Pietro Azario nel suo De bello canepiciano) ed il Tuchinaggio, la sollevazione popolare che rovesciò temporaneamente i feudatari locali, furono gli eventi eclatanti del Trecento, che condussero quest'area sempre più sotto l'influsso dei Savoia.
La temperie medievale si protrae a lungo in Canavese e, dal punto di vista artistico, nel Quattrocento è ancora ampiamente presente il linguaggio figurativo che si suole definire gotico internazionale, che aveva in Giacomo Jaquerio, in Piemonte, il maggiore esponente, ma che lasciò anche importanti tracce pittoriche con i maestri minori che operarono a Valperga, a Canischio ed a Prascorsano.